pubblicato il 22 giugno 2026
Secondo il Quarto Report Statistico 2026 dell'UNICEF, la Lombardia emerge come una delle regioni chiave nell'analisi del lavoro minorile in Italia, mostrando dinamiche di crescita in controtendenza rispetto alla stabilità nazionale e un forte legame con i percorsi di istruzione tecnica e professionale.
I dati del lavoro minorile in Lombardia - Nel periodo più recente analizzato dal rapporto (fascia 15-17 anni), la Lombardia ha registrato:
aumento degli occupati: I lavoratori minorenni sono passati da 9.085 nel 2024 a 9.737 nel 2025, segnando un incremento del 7,18%;
lavoratori under 19: se si estende l'analisi ai giovani entro i 19 anni, la Lombardia guida la classifica nazionale con una media di 60.501 occupati (raggiungendo quota 72.961 nel 2024);
infortuni sul lavoro: la regione detiene il primato per numero di denunce di infortunio. Nel quinquennio 2020-2024, la Lombardia ha registrato 15.059 denunce (il 21,27% del totale nazionale per la fascia 15-17 anni). Nel solo 2024, il tasso di incidenza degli infortuni sui lavoratori 15-17enni in Lombardia è stato del 43,97%, quasi il doppio della media nazionale.
Comparazione con il dato nazionale - Il trend lombardo si discosta significativamente dalla media italiana del biennio 2024-2025:
trend di crescita: mentre la Lombardia cresce del 7,18%, a livello nazionale il numero di lavoratori 15-17enni è rimasto pressoché invariato, con una lievissima flessione dello -0,14% (passando da 81.683 a 81.565 unità);
tasso di occupazione: nonostante l'alto numero assoluto di lavoratori, l'incidenza dei lavoratori sulla popolazione residente (15-17 anni) in Lombardia è del 3,21%, valore inferiore alla media nazionale del 4,67%. Questo accade perché la Lombardia ha la popolazione minorile più numerosa d'Italia (oltre 303.000 giovani nella fascia 15-17);
sicurezza: la Lombardia è indicata come regione con "maggiori criticità" per quanto riguarda il tasso di denunce di infortunio (24,89% mediamente nel quinquennio per gli under 19, contro una media nazionale del 18,64%).
Relazione con l'istruzione tecnica e professionale - I dati UNICEF e i report sulle iscrizioni scolastiche evidenziano una correlazione tra il mercato del lavoro e le scelte formative in Lombardia:
crescita degli Istituti Professionali: le iscrizioni ai professionali in Lombardia sono in costante aumento, passando dal 13,5% del 2024 al 14,7% previsto per l'a.s. 2026/2027. Questo dato è superiore alla media nazionale del 13,28%.
primato degli Istituti Tecnici: la Lombardia presenta una quota di iscritti ai tecnici del 35,9%, decisamente più alta rispetto al 30,8% nazionale. Tale fenomeno è strettamente legato al tessuto industriale e manifatturiero della regione, che assorbe precocemente manodopera giovanile.
Formazione Scuola-Lavoro (ex PCTO): L'UNICEF attribuisce l'incremento di infortuni e occupazione minorile registrato dal 2021 anche al ripristino della formazione in presenza e dei percorsi formazione scuola-lavoro (ex PCTO, ex alternanza scuola-lavoro). La Lombardia, avendo un'alta concentrazione di istituti tecnici e professionali, vede un'esposizione maggiore dei propri studenti ai rischi infortunistici nei contesti aziendali.
orientamento precoce: la crescita della filiera tecnico-professionale (inclusa la sperimentazione "4+2", cresciuta del 41% in Lombardia) riflette un orientamento sempre più precoce verso il mercato del lavoro, spesso influenzato dalle condizioni socio-economiche delle famiglie.
L’ingresso precoce nel mondo del lavoro in Lombardia è una conseguenza strutturale, non accidentale: il sistema educativo “ingrana” perfettamente con la domanda del mercato del lavoro, creando un rapporto ininterrotto (filiera) fra scuola/fabbrica/azienda.
La crescita del lavoro minorile in Lombardia non è un’anomalia statistica, ma il riflesso diretto di una profonda transizione del sistema educativo verso la rapida professionalizzazione, ovvero la subordinazione dell’istruzione al mercato del lavoro con conseguente passaggio da educazione ad addestramento.
La Lombardia si conferma come il principale motore occupazionale per i minori in Italia, ma questa propensione economica si traduce in un'elevata incidenza di infortuni e in una polarizzazione dei percorsi scolastici verso l'operatività tecnica, superando i trend di crescita nazionali.
La FLC CGIL Lombardia esprime preoccupazione sia per la deriva culturale che sta impoverendo la formazione e l’educazione degli alunni subordinandole alle richieste mercato del lavoro e quindi venendo meno alla funzione costituzionale della Scuola come luogo di crescita dei cittadini, sia per i rischi potenziali a cui si espongono quotidianamente gli alunni in formazione scuola-lavoro.
Risulta fondamentale rafforzare il ruolo sociale della Scuola, come quell’istituzione dello Stato italiano che forma ed educa il pensiero critico; ma allo stesso tempo bisogna rafforzare la formazione sulla sicurezza sui posti di lavoro e la prevenzione ai rischi: come l’educazione e la formazione sono diritti infungibili, così lavorare è un diritto da esercitare sempre e comunque in sicurezza.