pubblicato il 30 giugno 2026
CGIL e FLC CGIL Lombardia: investire nelle università statali come garanzia per il futuro del nostro Paese
CGIL Lombardia e FLC CGIL Lombardia esprimono forte preoccupazione per lo stato dei finanziamenti destinati al Diritto allo Studio Universitario (DSU) per l’anno accademico 2026/2027. Nonostante lo stanziamento iniziale di 114 milioni di euro, che include il contributo del Fondo Integrativo Statale (FIS), le risorse regionali appaiono del tutto inadeguate a coprire le reali necessità della popolazione studentesca.
Abbiamo rappresentato nelle scorse settimane l’esigenza di operare un sensibile incremento del budget regionale durante l’assestamento di bilancio, proponendo anche l’utilizzo delle risorse FSE+ 21-27 non ancora impegnate/programmate, risorse che a noi risultano ancora abbastanza cospicue (300/350 milioni circa). Basterebbero 20-25 milioni per ciascuno dei prossimi due anni per iniziare una svolta significativa: le nostre richieste tuttavia non sono state accolte, probabilmente perché, temiamo, non si ha il coraggio di portare avanti una chiara scelta politica in tal senso.
Così siamo di fronte a un paradosso: mentre l’inflazione e il costo della vita nelle città universitarie continuano a salire, l’adeguamento delle borse di studio si ferma a un massimo di 100 euro (+1,4% ISTAT) rispetto al passato: gli importi previsti — 2.991 euro per i residenti, 4.191 per i pendolari e 7.172 per i fuori sede — risultano insufficienti a garantire una reale autonomia agli studenti privi di mezzi. Anche le nuove misure, come l’innalzamento delle soglie ISEE a 26.887,93 euro o la borsa sperimentale di 500 euro per la didattica a distanza, appaiono come piccoli sforzi che non risolvono le criticità strutturali del sistema.
Il rischio, condiviso anche dal personale universitario, dai docenti, dagli studenti e da alcuni rettori, è che l'università perda la sua funzione di ascensore sociale, trasformandosi in un'istituzione sempre più elitaria. Con un tasso di laureati in Italia fermo al 22,3% tra i 25-64 anni (contro una media UE del 36,1%), limitare l'accesso alla formazione superiore significa compromettere la competitività e la coesione sociale del Paese.
Chiediamo che si applichi l’art.34 della Costituzione italiana: “La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”.
Ribadiamo convintamente che investire nel sistema pubblico non è una voce di spesa, ma una scelta strategica fondamentale per la tenuta dei grandi servizi pubblici, come il sistema sanitario nazionale e il sistema d’istruzione, da cui dipende direttamente la qualità e l'accessibilità dei percorsi formativi.
Difendere il diritto allo studio oggi significa difendere il futuro dei giovani e la dignità della nostra democrazia: è necessario che la Regione Lombardia e il Governo passino da interventi frammentari a politiche pubbliche coerenti e investimenti costanti, senza far gravare il costo della formazione sulle spalle delle famiglie, soprattutto di quelle più fragili.
Scarica qui il comunicato congiunto CGIL Lombardia e FLC CGIL Lombardia